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Page 2 of 5 Anna Caterina Antonacci ci svela una verità che appartiene a molti altri suoi colleghi “Io ho avuto questa esperienza: accorgermi di non aver veramente imparato a respirare nei primi anni di carriera; pensavo di respirare benissimo, ed ho avuto per questo gravi problemi di stanchezza vocale che si sono anche prolungati nel tempo. La cosa più importante da consolidare nella tecnica vocale è davvero imparare a respirare subito, perchè la respirazione salvaguarda l'organo vocale, è la prima cosa da far propria. Ora non risento più di quelle stanchezze terribili che avevo quando non respiravo correttamente”. E allo stesso modo il baritono Roberto Servile, rispetto al fondamento della didattica che ritiene più importante per il cantante, risponde: “Credo che la cosa fondamentale sia quello che si usa definire come "appoggio sul fiato", naturalmente bisogna intendersi su questa definizione. Quando io parlo di appoggio sul fiato, intendo dire che la colonna di fiato sostenuta dagli addominali, che passa in ultimo attraverso le corde vocali, formando quello che è chiamato "suono primario", sia tale da non trovare ostacoli nel passaggio fino oltre la laringe, cioè che non ci siano dei restringimenti e movimenti inutili, che vadano a spezzare questo fluire del fiato. Naturalmente al di sotto c'è il sostegno della muscolatura del diaframma e il sostegno addominale e intercostale. Questa è la base sulla quale noi possiamo pensare di iniziare un iter canoro, anche se questa non è la soluzione totale del problema; bisogna infatti successivamente trovare le risonanze alte della voce, perchè in questa maniera si costruisce quello che è il "corpo" della voce e l'ampiezza del suono. Ritengo importantissimo l'appoggio sul fiato per poter appunto costruire questo edificio vocale. Riterrei invece estremamente dannoso e inutile iniziare nel senso inverso, cioè iniziare a voler avere un suono “in maschera”, quando non vi sia un giusto appoggio sul fiato, perchè si rischia di creare dei suoni che sono sospesi sul nulla, senza fondamenta”. Garcia parlava della “fontanella gastrica”, l’epigastrio, da far rientrare lievemente prima dell’attacco del suono, proprio a dar sostegno all’abbassamento del diaframma appena contratto e abbassato al termine dell’inspirazione: si tratta di quella leggera tensione di parete operata dalla muscolatura addominale per dare comodità a quelle forze espansive costali inferiori e addominali che “stabilizzano il diaframma in posizione” d’abbassamento. In quella che la scuola di canto italiana chiama respirazione costale-diaframmatica il muscolo diaframmatico, durante l’inspirazione, si contrae ed abbassa la sua cupola, ampliando la cavità toracica nei suoi diametri verticale e trasversale (come è noto il diaframma è un muscolo membranoso a forma di cupola che separa trasversalmente addome e torace, e si contrae perciò è attivo-soltanto durante la fase d’inspirazione). Dato che il canto, e la fonazione in generale, si esercitano in fase espiratoria, ne deriva che essendo in questa fase il diaframma totalmente inattivo e condizionato nella sua risalita solo dai muscoli respiratori (addominali, intercostali, ecc.), tutte le terminologie didattiche che chiedono una azione diretta tipo “spingi su il diaframma, tienilo basso, spingilo dentro” sono improprie, anche se metaforicamente utili al raggiungimento di un corretto coordinamento muscolare finalizzato ad una corretta gestione dell’aria espiratoria. Il diaframma nel canto è dunque muscolarmente passivo e si contrae attivamente solo durante la presa d’aria. Una volta che è stata eseguita l’inspirazione e che le corde vocali sono poste sulla linea mediana e pronte alla fonazione l’attività diaframmatica cessa e tale muscolo diventa una membrana passiva interposta tra muscoli intercostali ed addominali. A seconda delle necessità di esecuzione di toni di bassa o alta intensità, acuti o gravi, oppure filati, il comportamento dei muscoli respiratori farà variare la dinamica respiratoria. A pieno volume polmonare le forze di retrazione elastica di cui è dotato il polmone tenderebbero spontaneamente a farlo svuotare (come accade nel respiro tranquillo a riposo). Per la maggior parte delle necessità canore, tali forze di retrazione provocano una pressione aerea sotto le corde che eccede ampiamente quella desiderabile per l’intensità del suono da emettere. E’ allora richiesta una forza che contrasti le forze elastiche e riduca in tal modo la pressione sottocordale al momento dell’attacco del suono, che altrimenti sarebbe brusco. E’ quello che il cantante riconosce come necessità di tenuta, di allargamento costale, di “appoggio” appunto del diaframma, affinchè esso non risalga subito alla sua posizione di partenza. Il torace viene allora mantenuto in posizione dall’azione degli intercostali esterni, mentre la parete addominale supporta con un piccolo tono interno questo appoggio. Nel corso della frase musicale la pressione aerea diminuisce a causa del consumo durante il canto. Ecco allora che, per mantenere la pressione aerea voluta, il diaframma inizia a risalire accompagnato dall’azione degli addominali; essi intensificano il loro ruolo di sostegno sempre più verso la fine della frase musicale, in quanto si riduce via via sempre più il volume polmonare. Alle sensazioni prevalenti di appoggio dell’inizio si sostituiscono gradatamente quelle di un maggior sostegno. Si dice solitamente che chi sa eseguire un buon “filato” sia padrone di un’ottima respirazione. Nei filati in effetti il gioco degli equilibri delle due componenti richiede una consolidata perizia: in essi l’attività muscolare inspiratoria aumenta progressivamente in tutto il crescendo, mentre nel diminuendo i muscoli non devono rilassarsi in modo eccessivo, poiché verso la fine del suono si dovrà fare uno sforzo espiratorio proprzionalmente più accentuato, essendo diminuita la riserva polmonare, e per il fatto che un minimo cambiamento brusco di tensione muscolare causerebbe una variazione di intensità durante la stessa filatura. Se durante l’emissione la pressione espiratoria aumenta o diminuisce improvvisamente, il suono cresce o cala, se la pressione è irregolare il suono risulta tremolante. Ecco perché a volte l’intonazione crescente e spesso quella calante dipendono da cattivo dosaggio del fiato. Frequentemente i cantanti domandano se un allenamento di ginnastica respiratoria possa favorire una maggiore capacità vitale polmonare, come se il problema fosse quello di avere tanta aria da consumare. Certamente l’attività fisica mantiene un buon tono anche della muscolatura respiratoria favorendo le dinamiche del suo utilizzo, e non tanto perché sia necessario ampliare un volume polmonare normale. La quantità d’aria inspirata è molto meno importante della sua espirazione regolare, del suo dosaggio, e del saperla gestire senza commettere l’errore opposto di trattenere il fiato per non sprecarlo.
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