Intervista al cantautore genovese Aldo Ascolese (Agosto 2008)

 

Aldo Ascolese 

INTERVISTA AD ALDO ASCOLESE – cantautore Genovese
Genova, Agosto 2008
Di: Eva Simontacchi
Foto: Aldo Ascolese

Aldo Ascolese nasce a Genova il 17 marzo 1964 in una famiglia numerosa e di umili origini. Il padre lavora come muratore, e con il suo stipendio deve mantenere una famiglia di sei persone. Aldo inizia a lavorare giovanissimo, a soli 14 anni. La musica è la sua passione e la sua compagna, e sente crescere in sé l’esigenza di esprimere tutto ciò che sente nel suo intimo.
La musicalità in lui è innata, e senza aver preso lezioni né aver studiato lo strumento, scrive i testi e compone le musiche delle sue canzoni da oltre 30 anni. Le sue canzoni le canta accompagnandosi con la chitarra, che ha appreso a suonare da autodidatta.
Grazie alla sua profonda sensibilità e al suo occhio attento (è anche un ottimo fotografo) è stato capace di cogliere e di trasmettere in musica luci, colori, sapori, personaggi  e immagini della sua Genova. Ha partecipato a importanti rassegne e  trasmissioni RAI e Mediaset, ed è risultato vincitore in numerosissime manifestazioni e concorsi. Tra l’altro, ha partecipato alla prima rassegna dell'Isola in Collina organizzata dal grande Amilcare Rambaldi in onore di Luigi Tenco.
Ha fatto da spalla per anni a illustri cantautori, tra i quali citiamo De Gregori, De André, Guccini , Bertoli e Vecchioni. Il suo genere sfiora il tango e la milonga,  la sua voce è calda e profonda e l’intonazione precisa.

 Aldo Ascolese

Il pubblico e gli addetti ai lavori definiscono Aldo uno tra i migliori cantautori genovesi in circolazione. Molti lo definiscono il vero erede di Fabrizio De André, non solo per la pasta vocale e la profondità timbrica, che in effetti  ricorda il compianto cantautore scomparso, ma soprattutto per i suoi testi, che si sviluppano sempre su temi riguardanti il sociale, i suoi vicoli e la sua Genova.

E.S.: Dalla tua biografia risulta che non hai studiato né canto né musica. Come hai appreso a suonare la chitarra, e come componi le tue melodie?


A.A.: Si e vero, non conosco la musica, e credimi avrei voluto studiarla, capirla…  Ma non ho mai avuto la possibilità di farlo. Sopratutto dal punto di vista economico. Ho iniziato a lavorare molto giovane,  avevo 14 anni. Non volevo far pesare la mia situazione a mio padre e mia madre che faticavano tantissimo per tirare avanti. Se so fare due accordi sopratutto sulla chitarra devo dire grazie ad un grande amico, Bambi Fossati. E’ stato lui che mi ha insegnato a mettere le mani sulla tastiera. Io volevo accompagnarmi, e volevo imparare subito. Non mi interessava saper leggere la musica, avevo fretta di suonare, comporre. E cosi è stato.


E.S. Hai fatto da spalla anni fa a celebri cantautori quali Francesco De Gregori, Fabrizio De André, Guccini, Bertoli e Vecchioni, poi ti sei  allontanato dalla scena musicale per gravi problemi di famiglia. Ci racconti la tua esperienza, e i tuoi attuali sogni nel cassetto?


A.A.: E’ stato un bellissimo momento , tutto andava bene, tutto sembrava andare troppo bene, non stavo nella pelle…..  poter aprire un concerto ad uno dei miti della canzone d'autore era un sogno ogni volta.  Tante serate, tante persone che apprezzavano le cose che scrivevo e cantavo, insomma, come dicevo prima era un sogno...ma poi quel sogno si spezzò. Mia moglie si ammalò di una malattia incurabile. Una malattia che durò circa 10 anni. Una lotta estenuante.  Mi sentii crollare il mondo addosso, e dovetti mollare tutto.


E.S.: Ultimamente hai partecipato a diverse serate, tra cui una a Bogliasco, e in cui hai ottenuto sempre un bel successo. Quali sono i tuoi obbiettivi e i tuoi progetti?


 A.A.: Si e stata una delle più belle serate ultimamente fatte. Sono felice perché il pubblico risponde sempre bene, e alla fine del concerto ho sempre tante persone - sopratutto giovani - che mi fanno tanti complimenti e mi chiedono se ho un cd perché vorrebbero acquistarlo. Il mio obiettivo sarebbe quello di  riuscire a far ritornare la canzone d'autore sulle scene discografiche, perché credimi,  non è assolutamente vero che questo tipo di musica e queste canzoni non piacciono più, anzi, diciamo che sono i discografici che sono un pò la rovina di tutto. Sono stato un anno fa in una piccola casa discografica di Milano, dove ho portato 3 miei brani in un cd.  Il titolare avrà ascoltato si e no 10 secondi di canzone.  Morale , detta da lui i miei pezzi sarebbero troppo impegnati e troppo imperniati sul sociale, quindi ci sarebbero troppe spese per realizzare un bel progetto con grandi musicisti. In poche parole mi ha liquidato cosi offrendomi di scrivere brani commerciali.

 Aldo Ascolese


E.S.: Ovviamente non demordi e continui a scrivere esattamente ciò che ti detta la tua anima….Come scrivi le tue canzoni? Quali sono i temi che ti sono più cari?


A.A.: Spiegartelo mi è difficile, di solito nascono cosi di botto sia musica che parole. Sono storie che esistono realmente, storie che io conosco già di solito. Sono i personaggi che vivono nei vicoli di Genova a darmi lo spunto.
I temi come ho già detto prima, toccano sempre il sociale, la mia Genova. Qui mi definiscono non un cantautore ma un cantastorie.

E.S.: Dunque il tuo messaggio, ciò che vorresti comunicare a chi ti ascolta, come lo potresti definire?


A.A.: Vedi non e difficile qui a Genova. Nei vicoli, ogni metro che fai c’è un personaggio strano o particolare che tutti conoscono. Quindi quando scrivi una canzone, il riferimento, per i genovesi, è subito palese. Il personaggio centrale di una canzone può essere una prostituta, un travestito, un pazzo, ecc. Tanti artisti dicono che se riesci a farti apprezzare a Genova sei a posto, perché il pubblico genovese è il più difficile, il più esigente. Lo diceva anche il grande De Andrè......lui con le storie dei vicoli si e fatto conoscere in tutto il mondo.

E.S.: Tra le tue canzoni, nominane cinque o sei tra le tue preferite.


A.A.: "Gilda" una delle ultime che ho dedicato ad una delle vecchie prostitute sopravissute a Genova, "Preghiera di un pescatore", "Louis"," Bella mia città", "Vecchio Giuan", "Quella promessa", che è una delle canzoni che preferisco. Si tratta di un walzer molto lento, con una sonorità molto francese. Ma ce ne sono tantissime altre.

E.S.: Ti senti riconosciuto nella tua città, Genova? Oppure ti senti un po’ come un figlio trascurato?


A.A.: Dal pubblico sono amatissimo, ma mi sento molto trascurato dai giornali, dai media che inseriscono sempre i soliti nomi e quasi mai il mio. Sai, le raccomandazioni......le conoscenze..funziona cosi l'Italia ormai. O meglio ha sempre funzionato cosi.

E.S. A quando un CD?


A.A.: (Ride) Magari! Sarebbe il sogno di una vita! Tutti i mie colleghi come minimo ne hanno tre o quattro. Io neanche la copertina. Se un giorno deciderò di farlo desidero che sia una cosa molto in grande, con musicisti importanti. Ne cito uno che stimo e amo da impazzire Mauro Pagani, che ha realizzato Crêuza de mä (1984) per Fabrizio Dè Andrè. Quello è stato un capolavoro.... Quindi se deciderò e avrò la possibilità..lui sarà il mio arrangiatore e musicista.

Aldo Ascolese

 

Aldo Ascolese